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Dossieraggio e pressioni al Comune, arrestati l'ex assessore Salvemini e imprenditori

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L’ex assessore ai lavori pubblici di Manfredonia, Angelo Salvemini, è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della guardia di finanza che ha portato a sette misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati tra cui alcuni funzionari pubblici del Comune e una società partecipata, professionisti e imprenditori.

Gli indagati sono accusati a vario titolo di estorsione, concussione e corruzione, peculato, falso, lesioni personali, minacce e violenza privata. Tre i filoni d’indagine diretti dalla Procura di Foggia.

Il primo riguarda l'azienda municipalizzata ASe del comune di Manfredonia. Secondo quanto emerso dalle indagini, uno degli indagati, dipendente dell’azienda, avrebbe costretto altri dipendenti dell’ente ad effettuare interventi di bonifica e lavorazioni presso terreni a lui riconducibili avvalendosi dei mezzi e dei materiali della municipalizzata, paventando, in caso di rifiuto, conseguenze negative attraverso minacce dirette o del proprio intervento presso gli organi dirigenziali o presso esponenti politici locali. In altri casi l’indagato si sarebbe appropriato di materiali dell’azienda pubblica per soddisfare le proprie esigenze personali.

L’uomo, finito in carcere, e il figlio anch’esso dipendente della municipalizzata e finito ai domiciliari, avrebbero anche aggredito uno dei responsabili del personale con calci e pugni al volto, procurandogli lesioni gravi, Ciò a seguito del rifiuto di aderire ad un’imposizione dei due inerente i turni di servizio del più giovane. Anche l’amministratore dell’azienda pubblica sarebbe stato minacciato per costringerlo a ritirare il provvedimento con cui l’indagato veniva adibito a mansioni diverse, corrispondenti al suo effettivo inquadramento.

Il secondo filone d’indagine riguarda l’autorizzazione all’esercizio di un’attività di onoranze funebri da parte di Grazia Romito, già destinataria di provvedimento interdittivo antimafia disposto dalla Prefettura di Foggia e che, per il tramite di un prestanome avrebbe eluso il divieto proseguendo nell’attività di impresa. La donna è stata sottoposta alla misura degli arresti domiciliari, il secondo al divieto di dimora nel Comune di Manfredonia. Coinvolto anche l'ex assessore Salvemini che avrebbe sollecitato la struttura amministrativa al rilascio dell’autorizzazione.

Il terzo capitolo d’indagine riguarda un noto ristorante manfredoniano, riconducibile a Michele Antonio Romito. In primis, con minacce implicite ed esplicite fondate anche sulla propria fama criminale personale e familiare, l’uomo, amministratore di fatto del ristorante finito in carcere, avrebbe esercitato pressioni sull’apparato politico del Comune per evitare lo smontaggio del manufatto abusivo con la collaborazione attiva dell’ex assessore Salvemini. Le minacce sarebbero state indirizzate anche nei confronti di funzionari, tecnici ed esponenti politici. Tali pressioni sarebbero state esercitate anche avvicinando, per il tramite dell’ex assessore, altri esponenti politici della maggioranza per indurli a mutare orientamento sulle posizioni assunte.

L’intimidazione nei confronti dei funzionari comunali sarebbe proseguita da parte dei due indagati quando, nel mese di gennaio 2023, sono iniziate le operazioni di rimozione. Inoltre, alla Polizia Locale sarebbe stato ordinato, da parte dell’assessore indagato, di non dare assistenza alla dirigente incaricata di tale attività. Le azioni di salvataggio sarebbero passati anche attraverso il tentativo di avocare il procedimento ad altro settore del comune, dove erano inquadrati funzionari e dirigenti sottoposti alla direzione politica dell’assessore indagato. Tale tentativo sarebbe stato posto in essere mediante lo scambio di utilità tra l’assessore e il segretario comunale pro tempore, colpita dalla misura di interdizione dai pubblici uffici per 12 mesi.

Un ulteriore tentativo di bloccare le operazioni di smontaggio della struttura sarebbe stato posto in essere dall’ex assessore esercitando pressioni su un funzionario della Polizia Locale per costringerlo al sequestro dell’area, in modo tale da impedire che le operazioni fossero portate a termine. Altro funzionario dell’ufficio tecnico comunale ed un dirigente della Polizia Locale, non destinatari di misura cautelare, sono indagati perché si ritiene abbiano reso false dichiarazioni al Pubblico Ministero.



Questo è un articolo pubblicato il 09-03-2024 alle 15:33 sul giornale del 11 marzo 2024 - 8 letture






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